AIPEP - Associazione Italiana Psicologia e Psicoterapia Onlus - HomeL'attacco di panico

Cerca Psicologo

 

Sommario

di Carlo Cerracchio Psicoterapeuta     

Scrivi al dott. Cerracchio

L'ansia, che fa parte dei meccanismi adattivi dell'organismo umano, in quanto nella sua forma adeguata permette la difesa dalle minacce pericolose, è considerata patologica quando interviene nel vissuto in maniera disagiante e causa di difficoltà esistenziali che possono essere anche gravi.

Uno delle patologie legate all'ansia è il disturbo da attacchi di panico, che comporta crisi di ansia acuta che pongono improvvisamente le vive in uno stato di terrore, dal quale si riesce ad uscire solo dopo interminabili minuti di paura.

E' proprio la paura l'elemento centrale dal quale possiamo provare a comprendere i sintomi legati al panico. Questa, la paura, è la nostra, di esseri umani, unica difesa dalle minacce esterne. L'uomo infatti, a differenza degli altri abitanti della terra, nel corso dell'evoluzione ha sviluppato più la parte mentale che quella fisica nel difendersi dai pericoli presenti nella natura. E' facile immaginare un nostro antenato che proprio grazie alla paura, e ai meccanismi fisiologici da essa messi in moto, che prova a scampare all'attacco di un predatore o alla furia delle forze naturali.

Il meccanismo evolutivo che si è sviluppato per la nostra specie prevede, nel caso di un pericolo improvviso, l'attivazione di una serie di reazioni fisiologiche che sono necessarie a svolgere correttamente il compito della salvaguardia del proprio organismo, che nella gran parte dei casi comporta la fuga. Il cuore pompa più velocemente il sangue per favorire il necessario apporto ai muscoli, i polmoni si dilatano per ricevere maggiori quantità di aria necessaria per l'organismo in attivazione, l'apparato digerente sospende le proprie attività per garantire maggiore energia all'azione periferica, l'intestino cerca di svuotarsi per liberarsi di inutile zavorra. L'adrenalina viene prodotta per garantire la necessaria attenzione e vigilanza. Insomma, in pochi attimi l'organismo si prepara all'azione immediata, unico tentativo per evitare la sopraffazione da parte della minaccia incombente.

Ma se la minaccia non è esterna, ma è interna, come un pensiero depressivo, una sensazione legata ad una sofferenza importante, anche inconscia, ecco che tutta l'energia preparata dal nostro meccanismo di difesa, che non differenzia l'origine reale o psichica del pericolo, diventa una crisi di panico.

Le sensazioni che si accompagnano all'attacco di panico sono allarmanti, i sintomi più comuni sono delle reazioni somatiche violente come tachicardia, sudorazione, dispnea, accompagnate in molti casi da una sensazione di morte improvvisa, perdita di controllo, paura di impazzire.

Tali sensazioni sono favorite da un eccessivo aumento dell'attività autopercettiva, generata da ansia anticipatoria che spesso precede le crisi. Si genera così un processo di autocontrollo tipico degli stati di vigilanza. Se tale funzione è estremamente utile in situazioni di pericolo effettivo, nell'attacco di panico non esiste una reale minaccia esterna all'organismo, e i meccanismi messi in atto che normalmente servono ad attivare reazioni difensive o di fuga, restano inutilizzati.

Quello che ne risente maggiormente è lo stato psicologico attraverso la sensazione di perdita dell'autocontrollo, che facendo ritrarre sempre di più in uno stato auto protettivo, può portare ad evitare anche le normali attività relazionali e lavorative. Si  accompagna sovente a tale disagio la paura di rimanere intrappolati in situazioni pericolose dove può essere impedita la fuga, o di non poter ricevere soccorso.

Per quanto riguarda le cause psicologiche, queste generalmente sembrano escluse dal vissuto di chi vive il disturbo. Le crisi avvengono improvvisamente e apparentemente senza alcun legame con eventi stressanti. In genere, ad un esame psicologico più approfondito, si osserva che le crisi da attacchi di panico intervengono in situazioni psicologiche legate ad iper-razionalizzazione degli stati affettivi, distacco da figure importanti e angoscia di separazione. Spesso esiste una condizione depressiva di base.

Per controllare le crisi dal lato sintomatico si possono utilizzare alcune tecniche basate essenzialmente sulla respirazione. Attraverso l'apprendimento di modalità respiratorie più adeguate come la respirazione diaframmatica, che consiste nel favorire il riempimento polmonare attraverso una regolare contrazione dell'addome, si riesce a prevenire le crisi o quantomeno a ridurne l'intensità. Sono utili anche attività di rilassamento e di desensibilizzazione dei comportamenti vissuti come pericolosi.

Ma è fondamentale l'atteggiamento psicologico, che deve lottare contro due fronti, quello strutturale, dato da una condizione prettamente depressiva, che tende a responsabilizzare chi vive il problema della mancata capacità di reazione, che in realtà non è assolutamente controllabile in quanto, come abbiamo visto, l'attivazione delle crisi è istintiva e non agisce sotto il controllo della volontà, e quello indotto dalla situazione, che porta a ritrarsi dalle attività consuete, mettendosi in una posizione protettiva, molto pericolosa poiché alimenta la condizione psichica di inadeguatezza che a sua volta scatena il panico.

Ma oltre le tecniche che intervengono sull'esasperata e disagiante sintomatologia, è fondamentale in questi casi effettuare un lavoro psicoterapico per intervenire sulle cause psicologiche dell'ansia. Cominciare la propria cura pensando che quello che accade, anche se è un disagio, può essere utilizzato per comprendere meglio parti di se non vissute, dolori non ancora superati, quindi come una porta aperta verso la propria evoluzione e serenità.

Home Contatti Info Psicotel Strutture Professionisti Articoli Help! Campagna Psicopub Gioco-test Eventi Psicolink Stampa Collabora S.S.P. PsicologiaRadio

copyleft AIPEP - diritti riservati