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di Alessandro Gambugiati Psicologo  

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L'etnopsichiatria è una scienza piuttosto recente. I maggiori autori sono Henri Collomb, Ernesto De Martino, Georges Devereux e Tobie Nathan. Segue un mio articolo tratto dalle note per la discussione della mia tesi di laurea. Il manifesto più autorevole dell'etnopsichiatria è certo "Medici e stregoni" di Tobie Nathan (Ed. Bollati Boringhieri).

Nella mia tesi di laurea in psicologia "Possessioni e psicopatologie: una indagine etnopsichiatrica" mi sono occupato dei concetti "possessione" e "psicopatologia" partendo da ciò che questi due concetti significano nelle culture occidentali e non-occidentali. Per "possessione" nelle culture non-occidentali s'intendono una vasta gamma di eventi sia positivi che negativi (tra cui un certo tipo di disagio psichico), mentre nelle culture occidentali il disagio psichico acquista la valenza di "psicopatologia".

L'etnopsichiatria si occupa delle connessioni tra psicopatologia e cultura e delle differenze tra cultura e cultura. Secondo Tobie Nathan (uno degli autori più importanti), "la cultura è una struttura specifica di origine esterna (sociale) che contiene e rende possibile il funzionamento dell'apparato psichico", ovvero "un sistema che contribuisce alla costruzione del mondo di una persona e la garantisce dalle sue crisi di presenza".

In altre parole "la cultura è il fondamento strutturale e strutturante dello psichismo umano". Un esempio di sindrome culturalmente caratterizzata sono "i corridori di Amok", che in genere sono giovani uomini che d'improvviso iniziano a correre (si dice infatti "correre l'Amok") e a gridare ripetutamente "Amok! Amok! Amok!", cercando di uccidere tutti coloro che incontrano durante la loro folle corsa .

Kraepelin (forse il primo etnopsichiatria della storia) scoprì che questo comportamento è una normale risposta a condizioni di vita particolarmente disagiate. Secondo la prospettiva etnopsichiatrica, infatti, la follia del paziente è il prodotto complesso dato da "la crisi del paziente più ciò che lui stesso, l'ambiente e il terapeuta ne fanno".

L'etnopsichiatria si occupa di questi fenomeni secondo l'ottica complementarista: in questa prospettiva discipline quali la psicoanalisi e la sociologia possono essere utilizzate soltanto considerandole autonome e interdipendenti tra loro (G. Devereux). In altre parole, l'indagine etnopsichiatrica è possibile soltanto se vengono rispettati i rispettivi quadri di riferimento delle materie di studio considerate di volta in volta.

La differenza principale tra psichiatria ed etnopsichiatria è che la prima si occupa della specificità del singolo in rapporto al territorio, mentre la seconda astrae l'individuo dal suo contesto. Secondo Nathan, infatti, la psichiatria occidentale è soltanto una delle etnopsichiatrie possibili.

Le differenze principali tra la medicina occidentale e quella cosiddetta "non-occidentale" nel caso di disagio psichico sono: 1 nella medicina occidentale gli operatori sono gli psichiatri e gli psicoterapeuti; i sintomi vengono associati alla persona; si utilizza la diagnosi e si lavora partendo da una prospettiva laica; 2) nella medicina non-occidentale invece gli operatori sono gli sciamani ; il sintomo viene dissociato dalla persona; come diagnosi si utilizza anche la divinazione e il disagio psichico ha sempre una origine "sacra". L'etnopsichiatria si occupa delle medicine tradizionali in uso in altre culture ed ha come prerogativa quella di attribuire ai nostri medici e ai loro sciamani pari dignità.

Secondo Nathan i cosiddetti "primitivi" (o semplicemente "selvaggi") vengono da noi erroneamente percepiti come "persone che credono prima di pensare", soggetti che consideriamo inferiori a noi scientisti-portatori-di-verità, che pensiamo prima di credere o crediamo di pensare prima di credere. Nathan contrappone il suo relativismo culturale all'evoluzionismo imperante in Occidente, producendo un pensiero di segno opposto rispetto al deprecabile etnocentrismo neo-colonialista, movimento che tende a svalutare (talvolta ad eliminare) le minoranze etniche. Secondo Nathan le cosiddette culture marginali sono talvolta estremamente preziose in quanto dirette ereditiere di tradizioni millenarie che nel tempo hanno affinato tecniche di guarigione potentissime, basate sul semplice funzionamento e non sulla loro costruzione teorica.

Georges Devereux  considerava gli sciamani come individui stabilmente disturbati a livello psichico (e quindi non "sani di mente"), mentre Nathan riconosce questi operatori come colleghi di altre culture, ovvero riconosce ad essi lo status di raffinati conoscitori delle cose e dei mondi psichici della gente in quelle particolari culture. Secondo Nathan occorre rinunciare a qualsiasi teoria sulla psiche, visto che in ogni psicoterapia contano soltanto "le influenze" (quindi "i risultati") che il dispositivo tecnico terapeutico è capace di produrre.

Evitando di partire dalla teoria - ad es.: la teoria psicoanalitica - egli propone di iniziare a produrre pensiero intorno all'effettivo dispositivo terapeutico che produce risultati nella psicoanalisi, allo scopo di passare di volta in volta ad un dispositivo tecnico sempre più efficace ed efficiente. Senza il dispositivo psicoanalitico la psicoanalisi stessa non sarebbe che una mera filosofia estranea alle scienze cosiddette "dure" (es.: fisica); uno degli obiettivi di Tobie Nathan è infatti proprio quello di garantire alla psichiatria la dignità che merita. E' proprio dai risultati che una psicoterapia produce nel tempo che Nathan vuole ripartire quando propone la costituzione di un centro di ascolto per pazienti vittime di terapie mal condotte. Secondo Nathan la psiche stessa è il dispositivo tecnico che lo psicologo utilizza mentre lavora; il dispositivo terapeutico nathaniano è "una macchina che crea e distrugge legami" (corsivo mio), i cui risultati sono l'unico aspetto oggettivamente osservabile.

Questi risultati dovrebbero consistere nella produzione nel paziente di un certo sollievo e nella facilitazione del suo "essere nel mondo" attraverso una ristrutturazione stabile della sua attività psichica. Secondo Nathan urge considerare definitivamente le scoperte del padre della psicoanalisi non come lavori che conducono a teorie ultime, ma come "teorie intermedie" che hanno valore soltanto in funzione delle tecniche sempre più efficaci (ed efficienti) che queste teorie sono capaci di produrre. Alcune delle proposte epistemologiche di Nathan sono: 1) l'apparato psichico è una macchina che crea legami; 2) non esiste una psicoanalisi pura, scevra di seduzioni, influenze o suggestioni; 3 non esistono psicoterapie ma soltanto auto-terapie che il terapeuta può indurre nel paziente attraverso l'utilizzo del dispositivo tecnico terapeutico.

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